I generali, Marine Le Pen e la «disintegrazione» della Francia

Una lettera firmata da militari in pensione invoca l’intervento dell'esercito per ristabilire l’ordine nel paese, e i francesi si mostrano d’accordo con gran parte delle loro conclusioni

Questo è un contenuto extra di Marat, la newsletter che racconta la Francia e la nuova corsa all’Eliseo.

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Come ho scritto nel numero 2 di Marat, riuscire a raccontare tutto ciò che riguarda il dibattito su sicurezza e identità in corso in Francia è impossibile: si tratta di un tema che ci accompagnerà per l’intera durata della campagna elettorale, e anche oltre. In questo senso, quanto accaduto questa settimana è un’occasione per aggiungere un altro tassello alla discussione.

Mercoledì 21 aprile il settimanale di estrema destra Valeurs Actuelles ha pubblicato una lettera aperta al governo francese firmata da 24 generali in pensione, a cui è seguita l’adesione di diverse centinaia di ufficiali, anch’essi in pensione o addirittura radiati.

I proponenti dichiarano di avere raccolto più di 10mila firme, ma sono numeri non verificabili. Come che sia, il fatto mi sembra piuttosto rilevante.

La lettera, intitolata Per un ritorno dell’onore tra i nostri governanti, accusa l’esecutivo di non essere in grado di difendere i valori francesi e invita a reagire: «L’ora è seria, il lavoro è colossale; non perdete tempo e sappiate che siamo pronti a sostenere politiche che tengano conto della salvaguardia della nazione».

I militari denunciano la «disintegrazione» della Francia, causata dall’«antirazzismo», che creerebbe sul territorio francese «disagio e odio tra le comunità», «l’islamismo e le orde delle periferie», che starebbero costituendo «delle zone sottomesse a dogmi  contrari alla nostra costituzione», «l’odio che prende il sopravvento sulla fraternità» e mette contro cittadini esasperati come i gilet gialli e le forze dell’ordine.

Come vedete, all’interno della lettera sono presenti tutti gli elementi del dibattito che descrivevo nel numero 2 di Marat, a cui si aggiunge una minaccia esplicita di intervento diretto dell’esercito, qualora le cose non cambiassero: «Se non si interviene, il lassismo continuerà a diffondersi inesorabilmente nella società, provocando alla fine un’esplosione e il conseguente intervento dei nostri compagni in servizio in ​​una pericolosa missione di protezione dei valori della nostra civiltà e la salvaguardia dei nostri connazionali sul territorio nazionale».

Questo linguaggio è esagerato e a tratti anche ridicolo, ed è stato duramente condannato dalla ministra della Difesa, Florence Parly e dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, che hanno annunciato sanzioni per i 18 firmatari ancora in attività. Ma il tono e i temi evocati riflettono delle preoccupazioni presenti nella società francese.


Due sondaggi condotti negli ultimi giorni inquadrano bene la questione. Il primo, direttamente legato alla lettera, è dell’istituto Harris Interactive, ed è particolarmente significativo: il 58 % dei francesi sosterrebbe i generali.


È una cifra da contestualizzare, perché nello stesso sondaggio emerge che il 64% dei francesi ha sentito parlare della lettera e il 38% sa bene di cosa si tratti, mentre il resto ne ha soltanto una vaga idea.

Inoltre, è indicativo che il 58% degli intervistati sostenga i generali, ma soltanto il 49% la conseguenza della loro lettera, e cioè che l’esercito debba intervenire di sua spontanea volontà per ristabilire l’ordine senza attendere indicazioni dalla politica. Insomma, i sondaggi vanno interpretati fino in fondo. Tuttavia, è impossibile non notare le risposte alle domande successive, perché si slegano dalla lettera e fanno reagire gli intervistati sui singoli punti sollevati dai firmatari.

Come potete vedere, la condivisione dell’analisi è evidente, ed è relativamente trasversale nell’elettorato, seppure con una netta prevalenza di chi si dichiara elettore del Rassemblement national e dei Républicains, il centrodestra moderato.


In particolare, l’affermazione «La France est en train de se déliter», la Francia si sta disintegrando, che è la preoccupazione di fondo dei generali, trova d’accordo il 73% degli intervistati.

Si tratta di preoccupazioni emotive, legate alla percezione e alla narrazione ormai dominante che vuole la Francia come un paese insicuro e sempre più violento. Secondo i dati del ministero dell’Interno, la maggior parte dei crimini è in diminuzione o è stabile tranne due tipologie: le violenze sessuali e le aggressioni non legate a furti.


Perché tutto ciò ha una grande valenza politica?

Perché, sorprendentemente, questa settimana Marine Le Pen ha abbandonato la sua politica di moderazione e presentabilità coltivata con fatica in questi anni, e ha deciso di schierarsi a favore della lettera dei generali, contribuendo anzi a farne oggetto di dibattito pubblico.

La lettera, pubblicata di mercoledì, resta inosservata per due giorni, finché venerdì Marine Le Pen, leader del Rassemblement national e candidata alle elezioni presidenziali del prossimo anno, prende posizione. Dichiara di «condividere l’analisi» dei generali, invitandoli a «unirsi al nostro progetto politico». Poi, in una lettera di risposta a Valeurs Actuelles, ribadisce il suo sostegno, pur ricordando la necessità di trovare «soluzioni pacifiche e democratiche» alle questioni sollevate.

Marine Le Pen ha scelto di puntare moltissimo sulla lettera dei generali e sul «caos» che un’eventuale rielezione di Emmanuel Macron comporterebbe. Un modo per porsi come l’unica persona in grado di riportare l’ordine nel paese.

La lettera dei generali potrebbe sembrare un ridicolo tentativo di un piccolo gruppo di reazionari impresentabili di descrivere la Francia come un paese sull’orlo di una guerra civile causata da minoranze incontrollabili che vorrebbero sconvolgere i «valori della nostra civiltà». 

E quindi una candidata che ha l’ambizione di governare il paese e raccogliere più della metà dei voti al secondo turno di un’elezione presidenziale dovrebbe tenersene alla larga. Marine Le Pen è invece convinta che l’opera di normalizzazione sia ormai compiuta: il passato è dimenticato e le tesi dei generali (che poi ricalcano quelle sempre sostenute dal Rassemblement national) sono maggioranza nella società.

È una scommessa, perché il grande limite del lepenismo è stato proprio quello di porsi al di fuori del normale gioco democratico, mostrando una certa inclinazione a risposte autoritarie ed estremiste per affrontare i problemi denunciati dal Front national.

Tuttavia è una scommessa indicativa, perché si basa sulla convinzione che il clima sia cambiato.

A questo si lega la poca credibilità di Emmanuel Macron su questi temi, che già avevamo descritto nel numero 2 di Marat.

La fiducia in Macron da questo punto di vista non è mai stata particolarmente alta, ma oggi tocca il suo record negativo. Il presidente è stato eletto su un programma centrato sulla “liberazione” dell’economia francese e sulla centralità dell’individuo, a cui lo Stato deve dare i mezzi per vincere la sfida della globalizzazione.

Il suo mandato è stato invece segnato da una crescente richiesta di sicurezza (a causa degli attentati e di episodi di criminalità in crescita), solidarietà (bisogno acuito dalla pandemia) e proteste violentissime e viscerali (quelle dei gilet gialli).

Insomma, se nel 2017 la capacità di Macron era stata riuscire a intercettare lo “spirito di conquista” e l’ottimismo che una parte della società francese cercava in un candidato, oggi si trova costretto a impostare la sua campagna per la rielezione in un contesto segnato da varie tragedie che richiedono una figura protettiva. Incarnare questo diverso bisogno per lui non sarà facile.


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Consigli di lettura e fonti

La lettera dei generali in versione integrale, qui la risposta di Marine Le Pen.

Questa settimana avevo già scritto per Linkiesta di questa lettera, prima però di conoscere i sondaggi. Mi sono occupato anche dell’arresto di sette ex terroristi italiani in Francia: è uno dei tanti segnali di un’evoluzione positiva del rapporto tra Roma e Parigi, trovate qui un articolo di Marat sull’argomento.

Jean Dominique Merchet, tra i giornalisti più esperti di difesa in Francia, si è occupato molto sull’Opinion della lettera dei generali qui una sua riflessione dopo la pubblicazione dei sondaggi.

Libération ha cercato di ricostruire il profilo dei militari coinvolti: molto vicini ai movimenti di estrema destra.

Una bella intervista a Brice Teinturier, direttore dell’istituto Ipsos, su come l’agenda della campagna presidenziale sarà influenzata da questo dibattito sulla sicurezza. Su France Culture.

La foto di anteprima di questo post è tratta da qui.


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Marat è una produzione di Nightreview S.r.l. – ISSN 2784-8728