Macron e le “dimostrazioni d’amore” al G20 - Marat n. 16

Un racconto dal summit internazionale di Roma, un’occasione che la Francia ha colto anche per affrontare i più importanti dossier della sua politica estera

«Come nelle relazioni, la fiducia è un bene ma le dimostrazioni d’amore sono meglio». Emmanuel Macron ha riassunto così l’incontro bilaterale con Joe Biden tenuto a villa Bonaparte, l’ambasciata francese presso la Santa Sede, dove i due leader si sono visti di persona per la prima volta dalla crisi diplomatica dello scorso settembre, quando l’Australia ha stracciato un contratto miliardario di fornitura di sottomarini con la Francia per sottoscriverne uno diverso con Stati Uniti e Regno Unito.

È anche vero che gli Stati non vivono grandi amori né coltivano grandi amicizie, hanno soltanto grandi interessi che possono talvolta entrare in contrasto. Joe Biden ha riconosciuto che il comportamento della sua amministrazione nell’affaire dei sottomarini è stato «rude», ma in fondo coerente con la strategia americana di contenimento della Cina. 

Non so se tra Stati Uniti e Francia la relazione bilaterale presenti un tratto «sentimentale», come ripete spesso l’analista di Limes Dario Fabbri, di certo le due nazioni hanno un ideale comune, l’universalismo e la capacità di pensarsi come potenze mondiali. Così, quando a settembre Macron ha richiamato l’ambasciatore francese a Washington e il suo ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha parlato di «pugnalata alla schiena», il messaggio è stato semplice, e compreso dagli americani: vogliamo una compensazione.

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