Marine Le Pen piace ai pensionati, ed è una notizia – Marat n. 57
La candidata del Rassemblement national è in testa ai sondaggi con il 36 per cento, ma spicca soprattutto la sua popolarità tra gli over 65, tradizionalmente ostili e ora sedotti
Leggere i sondaggi non serve soltanto a misurare i rapporti di forza tra i candidati. Poi lo facciamo lo stesso, perché le prime rilevazioni realizzate dopo la sentenza d’appello, e il contestuale annuncio della candidatura di Marine Le Pen, restituiscono una fotografia piuttosto nitida dei blocchi di partenza: la candidata del Rassemblement national è nettamente favorita, con il 36 per cento delle intenzioni di voto al primo turno, e per la prima volta viene data vincente anche nei principali scenari di ballottaggio. Alla sua quarta campagna presidenziale, Le Pen non si era mai trovata in una posizione simile a un anno dal voto e non è mai arrivata in testa al primo turno.

Leggere i sondaggi serve, però, soprattutto a osservare le stratificazioni del consenso. E un dato cattura più degli altri l’attenzione, perché dà la misura della solidità inedita della posizione: Marine Le Pen è ormai ampiamente in testa anche tra gli elettori più anziani. È un fatto importante: gli over 65 sono la classe d’età che partecipa maggiormente alle elezioni e nel 2022 sono stati decisivi per consolidare il vantaggio di Emmanuel Macron. Soprattutto, per decenni, sono stati la fascia della popolazione più diffidente nei confronti del Front national prima e del Rassemblement national poi. Se questo cambia, cambia molto.
Il confronto con il 2022 è eloquente. All’epoca Le Pen era accreditata del 24 per cento a livello nazionale, ma raccoglieva appena il 14 per cento tra gli over 65, la fascia in cui otteneva il risultato peggiore. Macron superava il 30 per cento, mentre Valérie Pécresse, candidata della destra tradizionale tra i pensionati sfiorava il 20 per cento, seppure ferma intorno al 9 per cento nel dato generale. Oggi una parte significativa di quell’elettorato si è spostata verso il RN, soprattutto dalla destra tradizionale ma ormai anche dal campo presidenziale.
Non è una fiammata improvvisa. Il movimento è cominciato nel 2022, ha accelerato nel 2024 ed è proseguito da allora. Una ricerca pubblicata nell’aprile 2025 dalla fondazione Jean-Jaurès mostrava che, alle legislative, il voto RN tra gli over 65 era salito dal 12 al 26 per cento. Tra gli ex dirigenti in pensione, dal 13 al 22 per cento. Secondo la fondazione, le cause principali sono tre: il crollo della destra tradizionale, il rigetto del bilancio di Emmanuel Macron e la convergenza tra le priorità dell’elettorato conservatore e quelle del RN, soprattutto su immigrazione, sicurezza e identità.
A questo si è aggiunta la progressiva “ripulitura” dell’offerta lepenista dalle proposte più indigeste a un elettore moderato: l’uscita dall’euro, le ambiguità sull’Ucraina, la fascinazione per Donald Trump o le proposte troppo estreme in materia economica. Per completare il quadro, infine, dobbiamo considerare che ormai l’elettorato non percepisce più il Rassemblement national soltanto come uno strumento per rigettare il sistema. Una parte dell’elettorato francese, compresa quella più anziana – che, ripeto, è decisiva – vuole provare il Rassemblement national. Anche per questo Le Pen ha cominciato fin da ora la sua campagna elettorale. Al netto dei possibili colpi di scena legati alla sua situazione giudiziaria, oggi non esiste uno scenario credibile nel quale non acceda al ballottaggio. Può quindi concentrarsi fin dall’inizio su ciò che accadrà al secondo turno, cercando di allargare il proprio elettorato potenziale e di attenuare le ultime resistenze.
Non sarà semplice. Il suo profilo resta respingente per una parte consistente dell’opinione pubblica e bisognerà capire come reagiranno i francesi quando la possibilità del suo arrivo al potere diventerà davvero concreta.

Poter cominciare la campagna pensando già al ballottaggio rappresenta un vantaggio non indifferente rispetto ai suoi avversari. Jordan Bardella, in questo senso, resta indispensabile, nonostante tutto. La stessa ricerca della Fondation Jean-Jaurès osservava che la sua personalità, giudicata meno “marcata” di quella di Marine Le Pen, aveva accelerato la penetrazione del RN tra gli anziani e nell’elettorato della destra tradizionale.
È per questo che Le Pen intende portarlo con sé ovunque. Bardella incarna contemporaneamente la continuità del partito e la promessa di qualcosa di nuovo: rende il RN più rassicurante senza costringerlo a rinunciare alla propria identità. La prima uscita pubblica dopo l’annuncio della candidatura è stata istruttiva. Mercoledì mattina Le Pen si è presentata al mercato di La Flèche, nella Sarthe, accompagnata da Bardella. La visita, tra contestazioni e applausi, è durata molto meno del previsto. Le Pen appariva raggiante. Bardella decisamente meno, per usare un eufemismo. Parleremo anche di questo, nei prossimi numeri di Marat.
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Consigli di lettura e fonti
Bellissimo racconto della giornata di martedì, tra l’attesa dell’udienza, la reazione alla sentenza e la scelta di candidarsi di Marine Le Pen, scritta dal giornalista del Point Charles Sapin. Perché la candidatura di Marine Le Pen è uno scenario “nero” per tutti gli avversari, che speravano di doversi confrontare con Jordan Bardella. L’analisi è de l’Opinion.
L’intervista a Stéphane Fournier, tra gli autori dello studio della fondazione Jean Jaurès, sull’evoluzione del Rassemblement national nei confronti dei pensionati, pubblicata dal Figaro.
Marine Le Pen potrà essere davvero candidata in ogni caso, come afferma da giorni? Dipende, scrive Le Monde.
Il Rassemblement national ha una strategia per la campagna di Marine Le Pen: portare con lei anche Jordan Bardella, ovunque. Su Politico, in inglese.





