Il debito che ipoteca le presidenziali francesi – Marat n. 59
Il deficit corre, la spesa per interessi si avvicina a quella italiana e nel 2027 la deriva dei conti vale 58 miliardi. Nessuno dei candidati dice però chi dovrebbe pagare il risanamento
È il 21 settembre 2007. François Fillon è primo ministro da pochi mesi, dopo la vittoria schiacciante di Nicolas Sarkozy alle presidenziali, e si trova in Corsica per il suo primo viaggio ufficiale sull’isola. Le immagini dell’epoca lo mostrano seduto al centro di una lunga tavolata, nell’immancabile giacca e cravatta, mentre sorride e brinda con un bicchiere di rosé. Poco dopo prende la parola e pronuncia una frase diventata il punto di partenza di ogni successiva discussione sullo stato della finanza pubblica francese: “Sono alla guida di uno Stato che si trova in una situazione di fallimento finanziario, che da quindici anni vive in deficit cronico e che da venticinque anni non approva un bilancio in pareggio. Non può continuare così”.
Non è soltanto uno sfogo. Fillon mette in discussione uno dei grandi tabù della politica francese: un modello fondato su una spesa pubblica molto elevata e su deficit ormai strutturali. Le conseguenze della diagnosi – riduzione della spesa, riforme dello Stato sociale, ritorno all’equilibrio dei conti – resteranno però in larga parte sulla carta, anche per il suo governo. Un anno dopo arriva la crisi finanziaria mondiale e Sarkozy rinuncia quasi interamente al suo programma di risanamento per gestire le conseguenze del crollo di Lehman Brothers e della crisi dei debiti europei, che segnerà tutto il suo mandato. Fillon stesso resterà a Matignon fino al 2012, mentre il debito continuerà a crescere.
Quasi vent’anni dopo, la Francia si trova in una situazione assai peggiore di quella che il primo ministro descriveva come insostenibile. Quando Emmanuel Macron è arrivato all’Eliseo, nella primavera del 2017, il debito pubblico francese era di circa 2.210 miliardi di euro, circa il 98 per cento del PIL. Alla fine del primo trimestre 2026 ha raggiunto i 3.536 miliardi, pari al 117,5 per cento del PIL: un aumento di oltre 1.300 miliardi in nove anni.




